Enna

La provincia

Situata nella parte centrale dell’isola, si estende su un territorio a forma di farfalla, con un’”ala” nord-orientale e una sud-occidentale. Con 20 comuni, la cui popolazione complessiva non raggiunge i 200.000 abitanti, è la provincia siciliana meno popolosa e l’unica priva di sbocchi sul mare, interclusa tra i territori delle province di Palermo, Messina, Catania e Caltanissetta. La città di Enna è il più alto capoluogo di provincia di tutta l’isola trovandosi a quasi mille metri di altitudine; ciò contribuisce a determinare un clima mite, con aria fresca anche durante l’estate. La morfologia del territorio è prettamente di tipo collinare, caratterizzata da altopiani compresi tra l’Appennino Siculo, i monti Iblei e il sistema vulcanico dell’Etna. La catena montuosa principale è quella dei monti Erei, che raggiungono la massima altitudine con l’Altesina (1.192 m). Monti e colline si presentano arrotondati a causa dell’azione corrosiva del vento e dell’acqua; inoltre, tutto il territorio è frequentemente soggetto a frane e smottamenti. Numerose sono le cave di salgemma. Diversi i corsi d’acqua presenti, tra i quali i più importanti sono: il Simeto, il Salso e il Gela; numerosi sono anche i laghi, tra i quali, pochi chilometri a sud-est del capoluogo provinciale, quello naturale di Pergusa, di origine vulcanica, costituito da acque salmastre ma purtroppo in stato di degrado a causa delle scarse piogge. Altri invasi: il Lago Pozzillo, alimentato dal fiume Salso prima di versarsi nel fiume Simeto, nell’”ala” nord-orientale del territorio provinciale; il Lago Nicoletti, tra Enna e Leonforte; il Lago Villarosa, nel comune omonimo; il Lago Ancipa, a Cerami, nell’estrema punta settentrionale della provincia; il Lago di Ogliastro, infine, delimita per un tratto l’”ala” sud-occidentale del territorio, a confine con la provincia di Catania. Di rilievo sono anche le numerose sorgenti solforose. Da menzionare, infine, il parco minerario Floristella-Grottacalda, vero e proprio sito archeologico-industriale a testimonianza dell’attività estrattiva dello zolfo, che nel passato ha determinato lo sviluppo economico dell’intera provincia. Quasi simboli dell’entroterra siciliano, sono tutelati alcuni interessanti siti naturalistici presenti nella zona, come: la Riserva Naturale orientata dei boschi di Rossomanno-Grottascura-Bellia, la Riserva Naturale orientata del Monte Altesina, la Riserva Naturale orientata del Vallone del Piano della Corte, la Riserva Naturale integrale Forre Laviche del Simeto. Per il resto, il territorio è cosparso di comuni non grandi ma nemmeno molto piccoli, adagiati, di solito, alle pendici di un monte, in assolati paesaggi collinari: i tipi edilizi sono spesso quelli di stampo arabo, in cui non mancano i tipici archi a sesto acuto. Sullo sfondo azzurro dello stemma della provincia, concesso con Regio Decreto, campeggia l’immagine della dea Cerere.

La Storia

Solo pochissimi comuni sono di origine moderna mentre gli altri sono di origine medievale, quasi sempre edificati in siti popolati già anticamente, quando non addirittura in epoca preistorica. Numerosi sono i reperti che riportano al Neolitico e all’Età del Bronzo. Secondo la tesi più accreditata il popolamento preistorico risale almeno al 2700 a.C. Il territorio fu inizialmente abitato dai sicani, successivamente scacciati dai siculi, e in seguito divenne motivo di scontro tra greci e cartaginesi. Nel 339 a.C. vi troviamo i corinzi. A partire dal 258 a.C. subentrò la dominazione romana, nel corso della quale la zona divenne un importante centro agricolo per la produzione del grano; contemporaneamente, però, conobbe saccheggi e sfruttamento: nota è la ribellione all’esercito del pretore Verre. Fu, poi, la volta dei bizantini, che chiamarono Enna Castrum Hennae. Durante questo periodo la città divenne roccaforte contro gli attacchi dei saraceni, che riuscirono a espugnarla dopo oltre trent’anni: nell’859 d.C. divenne Casr Yani (da cui Castrogiovanni). La dominazione araba, che ha lasciato un’impronta indelebile nella cultura locale, cessò nella seconda metà dell’undicesimo secolo, sostituita da quella normanna. Quest’ultima popolazione era giunta in Italia meridionale già verso il 1040 con Roberto il Guiscardo, che dapprima combatté contro i bizantini di Calabria come mercenario al servizio di Guaimaro V di Salerno e poi, dopo la morte di quest’ultimo (1052), si impadronì di una parte del territorio salernitano e iniziò l’invasione della Calabria. Nel 1060 portò a termine la conquista della Calabria, sottraendola ai bizantini, e iniziò insieme al fratello Ruggero l’invasione della Sicilia, occupata dagli arabi; nel 1077, impadronitosi di tutta l’Italia meridionale, elesse Salerno a capitale del suo stato. Ruggero I, continuò e completò la conquista dell’Isola facendosi proclamare conte di Sicilia nel 1091, dopo decenni di guerra contro gli arabi. A Ruggero I succedette il figlio Ruggero II (1095-1154), conte di Sicilia, il più grande e saggio dei sovrani normanni, che riuscì a ottenere il riconoscimento dei titoli di re di Sicilia, duca di Puglia e principe di Capua, realizzando così l’unificazione politica del Mezzogiorno d’Italia e fondando il regno siculo-normanno. A Ruggero II successero Guglielmo I il Malo (1154-1166) e Guglielmo II il Buono (1166-1189); morto quest’ultimo senza figli, il regno passò a sua zia Costanza d’Altavilla che, avendo sposato nel 1186 il figlio di Federico Barbarossa, Enrico VI di Svevia, trasferì a quest’ultimo i diritti di successione al trono di Sicilia e di Puglia. Molti baroni e il popolo di Sicilia, tuttavia, si opposero all’erede svevo e nel 1190 gli preferirono Tancredi, conte di Lecce, nato da un figlio illegittimo di Ruggero II. Sconfitto e ucciso Tancredi nel 1194, Enrico VI ne spodestò il figlio Guglielmo III, che morì prigioniero in Germania nel 1198. Con lui si estinse la dinastia normanna alla quale succedette la nuova dinastia sveva. Alla dominazione di quest’ultima, non tutta e non sempre pacifica, seguì quella degli angioini, conclusasi con la rivolta dei Vespri, nel corso della quale vari centri dell’attuale provincia furono cinti d’assedio. Fu, quindi, la volta degli aragonesi: nel 1302, dopo venti anni di guerra, la famiglia spagnola vide riconosciuto il proprio dominio sulla Sicilia e Federico II, figlio di Pietro III, assunse il titolo di re di Trinacria, dando inizio alla dinastia siculo-aragonese. Secondo la Pace di Caltabellotta avrebbe sposato Eleonora, figlia di Carlo II d’Angiò, mentre agli angioini rimaneva il titolo di re di Sicilia, col diritto a riottenere l’isola alla morte di Federico II. Quest’ultima clausola, però, non venne rispettata. Da re di Trinacria, Federico II d’Aragona nel 1324 convocò nell’attuale capoluogo di provincia il Parlamento Siciliano. Altro episodio di rilievo si verificò nel 1713, quando a Catenanuova, nello storico e famoso Fondaco di Cuba, soggiornarono Vittorio Amedeo II di Savoia, re di Sicilia per pochi anni, e sua moglie, la regina Anna Maria. Dopo la breve dominazione austriaca e quella borbonica spazzata via col Risorgimento, anche Castrogiovanni e gli altri comuni, in cui si erano susseguiti numerosi piccoli feudatari, furono, infine, uniti al Regno d’Italia. Nel 1927 la città riprese il nome di Enna e divenne capoluogo di provincia. I combattimenti verificatisi durante la seconda guerra mondiale sono storia comune a tante altre aree della Sicilia e dell’Italia tutta.

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