Trapani

La provincia

Con un’estensione di quasi 2.500 kmq, distribuiti tra 24 comuni, e con una popolazione di circa 500.000 abitanti, la provincia trapanese occupa l’estrema parte occidentale dell’isola, compresa tra il Golfo di Castellammare e il corso inferiore del Belice, a confine con le province di Palermo e Agrigento. A Marsala si trova Capo Boeo o Lilibeo, una delle tre punte estreme della Sicilia: quella più occidentale. La composizione del territorio è abbastanza varia: tracciata una diagonale da nord-ovest a sud-est, la parte più montuosa è quella nord-orientale. Nella zona più interna si stagliano alcuni rilievi di altezza modesta, come i monti Sparagio (1.110 m), Inici (1.000 m), Pizzo delle Niviere (1.042 m), Speziale (913 m), Bonifato (825 m), Erice (751 m), mentre la fascia collinare copre gran parte del territorio, comprendendo oltre dieci comuni; a ovest si trovano ampie pianure (Val di Mazara) mentre la bellissima costa, che presenta sedimenti calcarenitici, è alta e rocciosa a nord-est, bassa e sabbiosa a sud. La provincia è attraversata da numerosi fiumi che, però, hanno un corso molto breve, fatta eccezione per il Belice che, a oriente, ne segna il confine con la provincia di Agrigento e buona parte di quello con la provincia di Palermo. Il Freddo, il Marcanzotta, il Mazaro, il Grande, il Delia, il Modione e altri minori costituiscono un sistema idrico diffuso, che si integra con quello dei laghi, come il Rubino e quello della Trinità, nonché con la ricchezza di sorgenti salino-solforose. Anche dal punto di vista paesaggistico questo territorio appare decisamente variegato: si alternano di continuo litorali sabbiosi e splendidi faraglioni, aspri promontori e magnifiche calette, spiagge dorate, antri e cunicoli sottomarini, bassi scogli e stretti valloncelli che si specchiano in un mare incontaminato. Come pure a vallate armoniose si alternano zone paludose o saline, come quelle di Paceco con gli splendidi mulini a vento. Numerose sono le aree protette, come la Riserva Naturale orientata dello Zingaro e il bosco Scorace con le sue aree attrezzate o quella delle Isole dello Stagnone. E poi la Riserva Naturale foce del fiume Belice e Dune limitrofe, quella della Grotta di Santa Ninfa, quella del bosco di Alcamo, quella del lago Preola e Gorghi Tondi. Altrettanto numerose le aree speciali, come: quella del lago Baiata (bacino artificiale), Bagno dell’Acqua o Lago di Venere (Pantelleria), Colombaia e Lanterna (isole marittime). Di fronte alla costa trapanese si trovano le più preziose bellezze dell’intera provincia, ossia le Isole Egadi, con Favignana, Marettimo e Levanzo; nel canale di Sicilia, invece, si trova la maggiore delle isole trapanesi, la vulcanica Pantelleria. Bellissimo il panorama che si gode da questa provincia: i monti di Agrigento, la provincia di Palermo, Ustica, a volte addirittura Capo Bonn, in Tunisia. Il territorio è fortemente sismico, mentre il clima è mediterraneo con estati calde e secche e inverni miti e piovosi nella parte interna. Lo stemma della provincia, inquartato, è stato concesso con Regio Decreto ed è costituito dagli emblemi araldici di Trapani, simboleggiata da un ponte d’oro a tre archi sovrastato da una falce, pure d’oro, di Marsala, con l’effigie di Apollo, accompagnato da una lira d’oro e dalla scritta ΛIΛΥ BAI TAN, di Salemi, evocata da un’aquila in volo spiegato con due rami verdi decussati e recante in petto uno scudo raffigurante un mastio, e Calatafimi, rappresentata da un castello, merlato alla ghibellina e sovrastato da un’aquila coronata, in volo spiegato.

La Storia

Anche se le tracce umane più antiche risalgono al Paleolitico superiore e all’Età del Bronzo, secondo la tradizione i primi a stabilirsi nella parte occidentale della Sicilia furono i superstiti dell’assedio di Troia che, guidati da Enea, giunsero lungo il litorale ericino di Pizzolungo, dove ancora oggi sopravvive la leggenda dei “Ludi di Enea” e si trova la “Stele di Anchise”, eretta in onore del padre dell’eroe troiano. Abitato inizialmente dalle popolazioni dei sicani e degli elimi (città elime erano Erice e Segesta), il territorio trapanese conobbe in seguito le dominazioni greca (in quel periodo la zona si chiamava “Drepanon”, ‘falce’), fenicia,a partire dall’ottavo secolo a.C., e quindi cartaginese, romana, dal 241 a.C., e bizantina. Proprio con i dominatori romani e bizantini cominciò una profonda crisi che venne superata soltanto a cominciare dal IX secolo grazie al sopraggiungere degli arabi. La città di Trapani, nel caso specifico, tornò a nuova vita grazie alla dominazione normanna, iniziata nel 1077, che determinò lo sviluppo dell’arte orafa e della lavorazione del corallo. Ai normanni seguirono gli svevi e gli aragonesi, in particolare Giacomo II d’Aragona, che favorì la crescita del territorio. Per la sua posizione strategica la zona fu sempre ben presente nella mente dei regnanti, che ne fecero un bastione contro le invasioni da parte di popolazioni straniere. Nel 1532, per esempio, dopo aver respinto l’assedio dei turchi, Trapani venne maggiormente fortificata da Carlo V.Del resto, il problema della difesa era diffuso su tutto il territorio, come dimostrano le numerose case-fortezza e i caratteristici bagli, all’interno dei quali si svolgeva buona parte della vita economica e sociale di un tempo. L’integrazione tra la funzione difensiva e la vocazione agricola è confermata dai portali d’ingresso merlati che ancora oggi si possono ammirare. E la centralità della zona anche da un punto di vista amministrativo fu riconosciuta anche ufficialmente e strutturalmente quando gli arabi, dividendo la Sicilia in tre entità, fecero di Mazara il capoluogo di una delle tre, che chiamarono, appunto, Val di Mazara, affidandole la giurisdizione su un terzo dell’isola. L’importanza dei centri urbani della Sicilia occidentale nella storia è testimoniata, del resto, dalla presenza di monumenti architettonici che,dall’antichità fino al passato più recente, sono stati costruiti in tutte le epoche: nei periodi normanno, neoclassico, barocco, per citare i meno lontani nel tempo. Ed è testimoniata anche dall’interesse delle grandi famiglie feudali: gli Aiutamicristo, i Chiaromonte, i Di Napoli, i Florio, i Graffeo, i Morso, i Pacheco, i Palizzolo, i Paruta, i Pignatelli, gli Speciale, i Tagliavia. Negli anni a noi più vicini, la pagina più gloriosa della storia del trapanese è stata scritta all’interno dell’epopea garibaldina: le operazioni della Spedizione dei Mille iniziavano, concretamente, con lo sbarco a Marsala, l’11 maggio 1860, e proseguivano con la battaglia di Calatafimi contro i Borboni, vinta da Garibaldi il 15 maggio 1860, durante l’avanzata dei Mille verso la capitale del Regno delle due Sicilie.L’Eroe dei due Mondi ebbe modo di apprezzare personalmente l’aiuto spontaneo dato da Castelvetrano alla sua impresa leggendaria. Ancora più recente è il sacrificio di Pantelleria che, per la sua importanza strategica, nel corso della seconda guerra mondiale fu sottoposta a massicci bombardamenti aeronavali da parte degli alleati, che vi sbarcarono nel giugno del 1943. Il sacrificio ultimo della provincia è stato quello cui l’ha sottoposta la natura: nel 1968 gran parte del suo territorio fu duramente colpita dal violento terremoto, cosiddetto “del Belice”, che rase al suolo il comune di Gibellina e ne danneggiò seriamente molti altri. Nel corso della seconda guerra mondiale fu sottoposta a massicci bombardamenti aeronavali da parte degli alleati, che vi sbarcarono nel giugno del 1943. Il sacrificio ultimo della provincia è stato quello cui l’ha sottoposta la natura: nel 1968 gran parte del suo territorio fu duramente colpita dal violento terremoto, cosiddetto “del Belice”, che rase al suolo il comune di Gibellina e ne danneggiò seriamente molti altri. Nel corso della seconda guerra mondiale fu sottoposta a massicci bombardamenti aeronavali da parte degli alleati, che vi sbarcarono nel giugno del 1943. Il sacrificio ultimo della provincia è stato quello cui l’ha sottoposta la natura: nel 1968 gran parte del suo territorio fu duramente colpita dal violento terremoto, cosiddetto “del Belice”, che rase al suolo il comune di Gibellina e ne danneggiò seriamente molti altri.

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